news

Glossario Economico-Finanziario

13 novembre, 2017

E’ importante sapere di economia e di finanza poiché la fiducia si fonda, in primo luogo, sulla comprensione e sul dialogo, che presuppongono un linguaggio comune.

Da qui, l’utilità pratica di questa Rubrica, mensile, che nasce con l’obiettivo di definire il significato di alcuni termini più utilizzati, al fine di facilitare i rapporti con la Banca e migliorare le relazioni reciproche.

La creazione di un linguaggio condiviso è utile e necessaria.

Clausole di Salvaguardia

Introdotta per la prima volta nella Manovra del luglio 2011 (Dl 98) e più volte modificata, la clausola di salvaguardia è la norma che prevedeva l’aumento automatico dell’Iva nel caso lo Stato non fosse riuscito a reperire le risorse pianificate. In generale, è uno degli strumenti attraverso cui un Governo tenta di “salvaguardare” i vincoli Ue di bilancio dalle spese previste nella Manovra.
Le misure espresse dalle clausole possono essere di vario tipo: contrazione della spesa pubblica e/o aumento delle tasse e delle imposte.

Le clausole di salvaguardia sono, pertanto, impegni che il Governo italiano prende nei confronti della Commissione europea sul rispetto di target fiscali. Per vincolarsi al loro raggiungimento, vengono approvate norme, che in assenza di tagli di spesa o di aumenti delle entrate reperiti entro una determinata scadenza, fanno scattare automaticamente rialzi di tasse, come le aliquote IVA e le accise sul carburante.

Con la Legge di Bilancio 2018, vi sarà la sterilizzazione totale delle clausole di salvaguardia per un totale di 15,7 miliardi: si eviterà, perciò, per il 2018, l’aumento delle aliquote IVA e delle accise.

Aliquota

Consiste nella percentuale del reddito, del consumo, del patrimonio o, più in generale, del valore imponibile, fissata dalla legge, in base alla quale si determina l’imposta dovuta dal contribuente.
È, quindi, il tasso da applicare alla base imponibile, ai fini del calcolo dell’imposta dovuta. È espresso in forma di percentuale nelle imposte ad valorem (quelle basate sul valore del bene), in termini di unità fisiche nelle imposte specifiche o nelle accise.
L’aliquota indica la misura del prelievo fiscale e può essere costante, progressiva o regressiva:

  • se l’aliquota media resta costante, qualunque sia l’imponibile, l’imposta si dice proporzionale (es. aliquote IRES e IVA);
  • se l’aliquota cresce con l’aumentare del valore imponibile, l’imposta si dice progressiva (es. aliquote IRPEF). La progressività dell’imposta è indicata dall’incremento dell’aliquota media. Essa non va confusa con la progressività dell’aliquota; infatti, l’imposta può essere progressiva anche quando l’aliquota è costante, in presenza di deduzioni fiscali;
  • se l’aliquota diminuisce al crescere dell’imponibile, l’imposta si dice regressiva.

L’aliquota marginale è data dal rapporto tra la variazione dell’imposta e la variazione dell’imponibile.
Il legislatore interviene sulle aliquote, modificandole per agevolare o penalizzare determinate categorie di contribuenti o particolari operazioni commerciali.

Credito d’imposta

E’ il diritto soggettivo di credito dell’ente impositore a fronte del quale sta un debito o prestazione d’imposta del soggetto passivo, il quale deve pagare la somma equivalente all’ammontare di imposta dovuto.
Tale concetto è mutuato dal diritto tributario tedesco (Steuerforderung).

Tipologie di credito d’imposta

Nel linguaggio legislativo tributario si distinguono diversi significati attribuibili all’espressione, che si concretizzano in distinte fattispecie normative:

  • credito d’imposta in riferimento ai privilegi di cui godono i tributi dello Stato e degli enti locali (art. 56 del p.r. 602/1973): in questo caso, il termine designa il credito dello Stato e dell’ente locale per tributi diretti o indiretti;
  • il credito d’imposta per gli utili distribuiti da società di capitali (artt. 14 e 92 del p.r. 917/1986 – Testo Unico dell’Imposta sui Redditi – TUIR). E’ una percentuale fissa dell’ammontare degli utili che concorrono a formare il reddito imponibile del socio, la quale deve essere computata in aggiunta all’importo degli utili stessi. Il risultato di tale somma concorre a formare la base imponibile del socio percepiente. Per calcolare il debito d’imposta bisogna tener conto, oltre che dell’applicazione dell’aliquota alla base imponibile, anche dell’importo di credito d’imposta che è stato computato in aumento dell’imponibile, il quale va detratto dall’imposta dovuta;
  • il credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero (artt. 15 e 92 del d.p.r. 917/1986) consiste nella percentuale variabile d’imposta italiana afferente al reddito di fonte estera, che rappresenta il limite massimo entro il quale si deduce l’ammontare d’imposta definitivamente corrisposta all’estero;
  • il credito d’imposta, in riferimento a qualsiasi credito derivante dalla liquidazione della dichiarazione dei redditi effettuata ai sensi dell’art. 36 bisdel d.p.r. 600/1973 (art. 41 del d.p.r. 602/1973), indica il diritto di rimborso che spetta al soggetto passivo della maggior somma da esso già versata mediante ritenute d’acconto, versamenti d’acconto e versamenti diretti (come nel caso dell’IRPEF o dell’IRES), qualora risulti inferiore l’ammontare d’imposta dovuta in virtù della dichiarazione e liquidata d’ufficio, sulla base dei dati e degli elementi desumibili dalla stessa dichiarazione e relativi allegati. In tal caso, il credito d’imposta è fattispecie d’indebito, che si ricollega al rimborso d’ufficio in base alla dichiarazione liquidata.

IRPEF (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche)

È un’imposta progressiva, personale e diretta che interessa un gruppo di soggetti produttori di reddito.
I soggetti passivi dell’IRPEF – tenuti a contribuire a tale imposta – sono:

  • i residenti in Italia per risorse e reddito maturato sia entro che fuori i confini nazionali;
  • I non residenti in Italia per reddito conseguito in Italia;
  • le società di persone e capitali i cui soci devono pagare l’imposta direttamente in base alle contribuzioni. Rientrano nella disciplina IRPEF, pur non essendo soggetti passivi, le società di persone e altri enti assimilati, i cui redditi sono imputati, in base al “principio di trasparenza”, direttamente ai soci (soggetti passivi d’imposta), indipendentemente dall’effettiva percezione, secondo la loro quota di partecipazione agli utili prodotti dalla società stessa; tale disciplina è oggi utilizzata anche per le società di capitali, i cui soci, ricorrendone le condizioni, abbiano adottato la cosiddetta “tassazione per trasparenza”;
  • le ditte individuali;
  • le società semplici.

L’ammontare varia proporzionalmente in base al reddito complessivo annuale e per questo esistono 5 scaglioni: il legislatore ha, in tal modo, rinunciato a una definizione generale e unitaria del reddito fiscalmente rilevante, affermando una nozione nominalistica di reddito fiscale, secondo la quale è reddito tutto ciò che è normativamente qualificato come tale dalla disciplina delle singole categorie. Il sistema IRPEF prevede, infatti, aliquote progressive per scaglioni di reddito. Nella determinazione dell’IRPEF su base unitaria, al fine di garantire la personalità dell’imposta, sono previste deduzioni e detrazioni. Entrambe hanno una finalità agevolativa, sono tassativamente previste dalla legge e operano sulla determinazione dell’imposta, con la differenza che le deduzioni sono scomputate dalla base imponibile risultante dalla sommatoria dei redditi, mentre le detrazioni dall’ammontare dell’imposta.

IRES (Imposta sul Reddito delle Società)

È un’imposta sul reddito di società, enti e altre organizzazioni, diverse dalle società di persone, che ha sostituito l’imposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG) quando, con il D.Lgs. 344/2003, è stata attuata una riforma che ha modificato la struttura e la logica dell’imposizione societaria, in vigore dal 1° gennaio 2014. La disciplina dell’IRES è oggi contenuta nel titolo II del d.p.r. 917/1986 (TUIR).
L’IRES si applica al patrimonio prodotto da questo tipo di entità in modo proporzionale.
I soggetti passivi dell’IRES – tenuti a contribuire a tale imposta – sono:

  • le società di capitali;
  • le società cooperative;
  • le società di mutua assicurazione;
  • gli enti pubblici e privati diversi dalle società – compresi i trust residenti nel territorio dello Stato – che svolgano attività commerciali o meno;
  • le entità con o senza personalità giuridica che non risiedono nel territorio italiano.

Si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo d’imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato.

Non solo: vi sono altri soggetti agevolati che sono sottoposti al pagamento di tale imposta:

  • cooperative;
  • enti ecclesiastici;
  • ospedali;
  • associazioni di mutuo soccorso;
  • istituti pubblici di assistenza e beneficenza.

Dal pagamento dell’IRES sono escluse le società di persone e le ditte individuali. In questo caso, il reddito societario, secondo il regime della trasparenza, viene imputato a ciascun socio (nel caso di società di persone) o al singolo imprenditore che è tenuto a pagare l’Imposta personale (IRPEF) sui redditi derivanti dall’esercizio d’impresa.

Concludendo, il presente glossario – che contiene i vocaboli principali utilizzati dalla comunità italiana in un’elencazione certamente non esaustiva – a cadenza mensile, intende fornire un contributo ad un più corretto inquadramento del quotidiano.